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Italia, entre los cinco países donde es más difícil abrir un negocio

abrir un negocio en italia

Según la clasificación recogida por el Instituto de Estudios Económicos (IEE) Italia se encuentra en la lista de los 5 paises  donde es más difícil abriur un negocio. En la misma lista también se encuentran España, Luxemburgo, la República Checa  y Grecia.

Por su parte, Nueva Zelanda lidera el ránking de mayores facilidades para los negocios, seguida de EE.UU, Reino Unido, Dinamarca e Irlanda, donde resulta más fácil ser emprendedor.

Para elaborar la tabla, el Banco Mundial recoge parámetros importantes cómo la facilidad para crear una empresa, para conseguir permisos y licencias de construcción, para emplear a trabajadores, para registrar una propiedad y para acceder al crédito, así como normas que protegen al inversor, impuestos a pagar, comercio transfronterizo, cumplimiento de contratos y condiciones para el cierre de un negocio.

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Algunas fuentes de información interesantes (disponibles solo en italiano) con relación al tema:


1) Como abrir un negocio en Italia

La riforma del commercio, introdotta dal Decreto Legislativo n. 114 del 31 marzo 1998, ha modernizzato il settore adeguando la normativa a quella della maggior parte dei paesi europei: la procedura da seguire per poter aprire un negozio è stata infatti notevolmente semplificata.

Non occorrono più le vecchie licenze: per gli esercizi commerciali, la cui ampiezza non supera i 250 metri quadri nei comuni con più di 10.000 abitanti ed i 150 metri quadri nei paesi con meno di 10.000 abitanti, non occorre più richiedere al Comune l’autorizzazione amministrativa a vendere, cioè la vecchia licenza. Basta, semplicemente, mandare una comunicazione al Sindaco, assicurando il rispetto di tutte le normative che regolamentano il settore.

Non occorre più l’iscrizione al REC (Registro Esercenti di Commercio): prima della riforma tutti coloro che esercitavano il commercio, dopo aver frequentato un corso di formazione, dovevano iscriversi al REC; oggi, invece, l’obbligo sussiste esclusivamente, per chi ha un bar, un ristorante o un albergo.

Rispetto ai settori merceologici, prima della riforma i prodotti in vendita erano distinti in numerose tipologie, oggi, invece, sono suddivisi in due: alimentari e non alimentari.

Gli esercizi di vendita sono inoltre stati suddivisi in tre tipologie:
- esercizi di vicinato (quelli con una superficie di vendita non superiore a 250 mq);
- medie strutture di vendita (quelli con una superficie di vendita superiore a 250 mq. e fino a 2.500 mq.)
- grandi strutture di vendita (quelli con una superficie di vendita superiore ai 2.500 mq.).

Vediamo ora più in dettaglio requisiti e procedure per aprire un negozio nel Comune di Torino.

Requisiti
Per esercitare l’attività commerciale occorre essere in possesso di alcuni requisiti soggettivi previsti dall’art. 5, commi 2 e 4, del D.L.vo 114/98. Non possono cioè esercitare l’attività commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione:
- coloro che sono stati dichiarati falliti;
- coloro che hanno riportato alcune condanne penali o sono sottoposti a particolari misure di prevenzione. Il divieto di esercizio dell’attività commerciale permane per la durata di 5 anni.

Per il settore alimentare, occorre inoltre essere in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti professionali :
- avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla Regione o dalle Province autonome di Trento e di Bolzano;
- avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari;
- avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l’attività nel settore alimentare, in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o se trattasi di coniuge o parente o affine, entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dall’iscrizione all’Inps.

In caso di società il possesso dei requisiti professionali è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente preposta all’attività commerciale.

L’esercizio di qualunque attività di vendita al dettaglio su aree private è inoltre subordinato al rispetto delle norme relative ai regolamenti di polizia urbana, annonaria e igienico-sanitaria, dei regolamenti edilizi e delle norme urbanistiche nonché di quelle relative alle destinazioni d’uso, che può essere autocertificato.

Procedure e indirizzi
Le ditte individuali devono iscriversi al Registro Imprese presso la Camera di Commercio entro 30 giorni dall’effettivo inizio dell’attività le società invece no in quanto già iscritte.

Per gli esercizi di vicinato:
si deve presentare una comunicazione al Comune, almeno trenta giorni prima di iniziare l’attività alla Divisione Economia e Sviluppo – Settore Attività Economiche e di Servizio – Comparto Commercio su Aree Private e Attività Artigianali.

Fuente: Informagiovani di Italia 2010

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Otro post con información interesante sobre la aopertura de una actividad comerciale en Italia es:

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2) Como abrir un negocio en Italia,  un proceso que ha sido simplificado.

In Italia dall’ 8 maggio 2010, giorno cui è attuativo il decreto legislativo numero 59 del 26 marzo 2010, aprire un’ attività commerciale non è mai stato così semplice. La semplificazione è partita per allinearsi alle direttive europee e non ci sarà piu’ bisogno di complesse procedure per aprire un negozio. Ora basta presentare una Dia, ovvero un’autocertificazione di inizio attività per poter partire a commerciare. L’autocertificazione è efficace da subito, non c’è bisogno di attese o licenze. Il cittadino deve recarsi in Comune allo sportello delle attività produttive e autocertificare che tipo di attività intende far partire e in che periodo. Con l’autocertificazione si può iniziare a lavorare da subito. Ci sono ancora limitazioni per chi volesse aprire alcune attività come:

-l’apertura di un’edicola
-l’apertura di un bar (comporta la somministrazione di bevande e quindi sono necessarie alcune procedure specifiche)
-trasporto aereo, marittimo, per le altre vie navigabili, ferroviario e su strada, ivi inclusi i servizi di trasporto urbani, di taxi, di ambulanza
-servizi di somministrazione di lavoratori forniti dalle agenzie per il lavoro
-servizi sanitario-farmaceutico, servizi cinematografici, servizi radiofonici
-gioco d’azzardo e di fortuna comprese le lotterie, le scommesse e le attivita’ delle case da gioco
-servizi privati di sicurezza;

Altri limitazioni riguardo l’apertura di attività commerciali sono legate a motivi imperativi di interesse generale come:

-divieto di apertura per negozi a persone condannate a piu’ di tre anni o dichiarate delinquenti abituali o per chi ha subito due o piu’ condanne per frode nel commercio o per bancarotta, usura, rapina, delitti contro la persona
-restrizioni fissate in funzione della popolazione o di una distanza geografica minima tra prestatori;
-requisiti che impongono al prestatore di avere un determinato statuto giuridico;
-requisiti che stabiliscono un numero minimo di dipendenti;

Fuente de información: Noticias de Economia Italia 20 Mayo 2010
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La siguiente información me ha sido solicitada por muchos lectores del blog. Como ven el texto es bastante largo y está en idioma italiano. Lo que les puedo aconsejar para que lo puedan comprender, es de utilizar el traductor de google.

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3) Como abrir un RESTAURANTE en Italia

APRIRE UN RISTORANTE

La legge che disciplina la materia è la legge 25 agosto 1991 n. 287

L’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande è subordinato :

1) all’iscrizione del titolare dell’impresa individuale o del legale rappresentante della società o di un suo delegato nel REC – somministrazione (registro degli esercenti il commercio) tenuto dalla Camera di Commercio
2) al rilascio da parte del comune dell’autorizzazione amministrativa di cui all’articolo 3 della legge 287/91 .

1. ISCRIZIONE AL REC

Per l’iscrizione al Rec è necessario il possesso di determinati requisiti di natura professionale e morale. In particolare:

1- Compimento della maggiore età

2- Assolvimento degli obblighi scolastici

3- Aver frequentato con esito positivo corsi professionali istituiti o riconosciuti dalla regione o dalle province autonome di Trento e Bolzano aventi ad oggetto l’attività di somministrazione di alimenti e bevande.
Oppure aver frequentato corsi di una scuola alberghiera o di altra scuola a specifico indirizzo professionale.
Oppure, ancora, aver superato dinanzi ad un’apposita commissione costituita presso la Camera di Commercio un esame di idoneità all’esercizio della somministrazione di alimenti e bevande (sono ammessi all’esame coloro che sono in possesso di un titolo di studio universitario o di istruzione secondaria superiore, nonché coloro che hanno prestato servizio per almeno due anni negli ultimi cinque  presso imprese di pubblico esercizio, in qualità di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione, produzione o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore)

4- Non essere stati dichiarati falliti

5- Non aver riportato condanna per taluni reati specificamente indicati nel comma 4, articolo 2 della legge 287/91( delitto non colposo a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni;  reati contro la moralità pubblica e il buon costume o contro l’igiene e la sanità pubblica, delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti,  reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine e la turbativa di competizioni sportive , infrazioni alle norme sul gioco del lotto, delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, delitti contro la personalità dello stato o contro l’ordine pubblico, o delitti contro la persona commessi con violenza, alcuni reati contro il patrimonio)

6- Non essere sottoposti a misure di sicurezza o di prevenzione

7- Non essere stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza

I soggetti appartenenti all’Unione Europea devono richiedere l’iscrizione al Rec presso la Camera di Commercio del luogo ove hanno eletto domicilio in Italia.

2. DOMANDA DI RILASCIO DELL’AUTORIZZAZIONE

L’interessato deve, altresì, richiedere al comune del luogo ove intende aprire l’esercizio il rilascio dell’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande .Al riguardo, si evidenzia che il DPR 407/94 ha previsto che possa, anche, applicarsi l’istituto del “silenzio assenso” al procedimento di rilascio del titolo autorizzatorio. Di conseguenza, la domanda di rilascio di autorizzazione, si considera accolta qualora all’interessato non venga comunicato il provvedimento di diniego nel termine di sessanta giorni dal momento di presentazione della domanda stessa.

Pertanto l’interessato, ai fini del rilascio dell’autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande, può:

1) presentare domanda ai sensi dell’articolo 3 della legge 287/91.
2) presentare domanda con allegata una dichiarazione in cui indica la sussistenza dei requisiti e dei presupposti prescritti dalla legge 287/91 per il rilascio del titolo autorizzatorio in regime di silenzio assenso.
In particolare, tale dichiarazione deve indicare :- la disponibilità di licenze della tipologia indicata nella domanda,
- la conformità alle condizioni per il rilascio delle autorizzazioni stabilite dal Sindaco (ad esempio rispetto di una distanza minima, disponibilità di parcheggi, ecc)
- gli estremi relativi all’iscrizione al Rec per la somministrazione
- l’ubicazione del locale e la sua conformità ai requisiti di sorvegliabilità stabiliti con decreto del Ministro dell’Interno
- il possesso dell’autorizzazione sanitaria.

Qualora nel territorio comunale non vi sia disponibilità di autorizzazioni per l’attività di ristorante, l’interessato ha la possibilità di rilevare  o di affittare una impresa di ristorante già esistente.

Fuente: FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi),   ver otra info en ingles de FIPE

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Una reciente noticia no muy buena sobre una inicitiva de ley que quiere poner en marcha el partido político de la extrema derecha de Italia es:

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3) Examen de italiano para los inmigrantes que quieren abrir un negocio en Italia

Roma, 29 lug. (Apcom) – Per aprire un esercizio commerciale, oltre a tutti i permessi e alle trafile burocratiche, bisognerà dimostrare di saper parlare l’italiano. E’ questa la nuova proposta della Lega per permettere “l’integrazione” degli immigrati. Una proposta di legge presentata dall’onorevole Silvana Comaroli e che verrà esaminata in commissione Attività produttive, come si legge sulla Padania. “Lingua uguale civiltà. E senza conoscere la lingua di un luogo, non si può pretendere di integrarsi”, è la posizione dell’onorevole leghista secondo cui la conoscenza dell’italiano è “indispensabile” per aprire qualsiasi tipo di negozio. Inoltre la proposta di legge, ha spiegato Comaroli, “proprio per tutelare la salute dei consumatori e assicurare un livello minimo e uniforme di condizioni e di accessibilità ai beni e servizi sul territorio nazionale, istituisce l’obbligo di un esame di lingua italiana per i cittadini stranieri che vogliono aprire un’attività commerciale in Italia“. Anche l’insegna del negozio dovrà rispettare delle direttive, ha proseguito l’onorevole del Carroccio, e dovrà essere “condizionata all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero al dialetto locale”. Comaroli ha messo anche le mani avanti su possibili levate di scudi in difesa degli immigrati: “Si tratta in sostanza di proposte concrete e non discriminatorie”.

Fuentes de información: Virgilio Notizie 29 Julio 2010Portal Extranjeros en Italia 29 Julio 2010

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Espero que este post les haya sido útil en cualquier manera aunque si la informaciób esta en idioma italiano  ;)

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Posted in TUTTI FRUTTI 8 years, 2 months ago at 7:18 PM.

1 comment

One Reply

  1. Es increíble como ese asunto de dificultarle la vida al emprendedor es una cosa latina. A veces más trámites no significan más orden, sólo más complicaciones. Teóricamente la tendencia mundial es hacia la desregularización… a ver si nos contagiamos


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